(dal sito: faustyna.pl)

CORONCINA ALLA DIVINA MISERICORDIA

(da recitare sulla comune corona del Santo Rosario)

 

All’inizio

Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come noi gli rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

Io Credo in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra; e in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte; salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente: di là verrà a giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito Santo, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei Santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna. Amen.

 

Sui grani grandi (1 volta)
Eterno Padre, Ti offro il Corpo e il Sangue, l’anima e la Divinità del Tuo dilettissimo Figlio e Signore nostro Gesù Cristo, in espiazione dei nostri peccati e di quelli del mondo intero.

 

Sui grani piccoli (10 volte)
Per la Sua dolorosa Passione, abbi misericordia di noi e del mondo intero.

 

Al termine (3 volte)
Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale abbi pietà di noi e del mondo intero.

 

Genesi e correttezza

Questa preghiera è un dono particolare di Dio per i nostri tempi. La dettò il Signore Gesù a Suor Faustina a Vilnius il 13–14 settembre dell’anno 1935. Un venerdì, il 13 settembre, Suor Faustina nella sua cella ebbe una visione dell’angelo giunto per punire la terra per i suoi peccati. Quando vide questo segno della collera di Dio ella iniziò a pregare l’angelo di fermarsi e il mondo avrebbe fatto penitenza. Quando fu al cospetto della maestà della Santissima Trinità non ebbe coraggio di ripe- tere questa implorazione. Solamente quando sentì la forza della grazia di Gesù iniziò a pregare con le parole che sentì interiormente. Mentre pregavo così – ella annotò nel “Diario” –vidi l’impotenza dell’Angelo, che non poté compiere la giusta punizione, che era equamente dovuta per i peccati (D. 475).

Il giorno dopo, mentre entrava in cappella, il Signore Gesù un’altra volta la istruì sul modo di recitare questa preghiera che noi chiamiamo la Coroncina alla Divina Misericordia. Prima reciterai il “Padre nostro”, l’“Ave Maria” e il “Credo” – insegnò a Suor Faustina – poi sui grani del “Padre nostro” dirai le parole seguenti: “Eterno Padre, Ti offro il Corpo e il Sangue, l’anima e la Divinità del Tuo dilettissimo Figlio e Signore nostro Gesù Cristo, in espiazione dei nostri peccati e di quelli del mondo intero.”. Sui grani dell’“Ave Maria” reciterai le parole seguenti: “Per la Sua dolorosa Passione abbi Misericordia di noi e del mondo intero”. Infine reciterai tre volte queste parole: “Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale: abbi pietà di noi e del mono intero”(D. 476).

Questa formula della preghiera è destinata alla recita individuale oppure comunitaria. Chiunque cambiasse nella recita individuale il plurale in singolare: “i nostri peccati” in: “i miei peccati”; “abbi misericordia di noi” in: “abbi misericordia di me ”, agirebbe contro la volontà di Gesù – scrive don prof. Ignacy Różycki – e la sua recita non sarebbe la Coroncina alla Divina Misericordia perché “noi” in questa formula comprende il recitante e tutti quelli per i quali prega, mentre “tutto il mondo”, si riferisce a tutti gli altri, vivi e morti. In questo modo Gesù, chiedendo che il recitante la Coroncina supplichi la pietà “per noi ” e non “per me”, combatte l’egoismo nella preghiera e fa della Coroncina alla Divina Misericordia un atto d’amore. Nel testo della Coroncina alla Divina Misericordia non solo non si possono cambiare i numeri, ma non si può introdurre nessun cambiamento attraverso l’aggiunta o la sottrazione di parole.

Nella pratica della diffusione e della recita di questa preghiera si possono incontrare però, delle molteplici irregolarità. Più frequentemente sono aggiunte parole oppure frasi; ad esempio: abbi misericordia di noi, del Santo Padre per … e per il mondo intero oppure: per la Sua dolorosa Passione, per sette dolori della Madonna, abbi Misericordia… oppure: Gloria al Padre, al Figlio… inserito dopo: Credo in Dio. Capita anche che nel contenuto della Coroncina dettata dal Signore Gesù vengono omesse delle parole, per esempio non sono pronunciate: e del mondo intero, lasciando la formula estratta dalla Supplica. Tutti i cambiamenti, le “aggiunte” oppure le omissioni delle parole dal contenuto della Coroncina alla Divina Misericordia, causano un cambiamento del suo significato e hanno come conseguenza la recita di un’altra preghiera e non di quella che ha dettato il Signore Gesù. Non si dovrebbe recitare questa preghiera neanche prendendo a modello il Rosario e separare le decine con riflessioni, intenzioni oppure con altri testi. Le intenzioni oppure i testi per la riflessione devono esser espressi all’inizio, prima di iniziare a recitare il testo della Coroncina, affinché essa sia recitata completamente nella forma dettata da Gesù. Nella formula della Coroncina alla Divina Misericordia è ammesso unicamente lo spostamento delle parole: intero mondo in mondo intero in quanto non introduce nessun cambiamento meritorio ed è più appropriato per la sintassi della lingua polacca. Questo testo della Coroncina ha l’imprimatur della Chiesa.

Il significato teologico

La Coroncina alla Divina Misericordia ha dei contenuti incredibilmente ricchi e perciò vale la pena di soffermarsi sul significato delle singole parole e delle formule. Tutta la preghiera è indirizzata a Dio Padre, a cui offriamo il Suo dilettissimo Figlio per espiazione dei nostri peccati e di quelli del mondo intero. Recitando questa preghiera partecipiamo nel sacerdozio comune di Cristo, offrendo a Dio Padre il Suo dilettissimo Figlio per espiazione dei nostri peccati e del mondo intero.

Intorno al significato del contenuto della Coroncina una volta vi fu una controversia teologica che riguardava la correttezza e la conseguente deri- vazione soprannaturale di questa preghiera. Don Wincenty Granat, ex rettore del KUL (Università Cattolica di Lublino), riteneva che la Coroncina alla Divina Misericordia contenesse degli errori teologici e quindi non poteva provenire da Dio. Durante un simposio dedicato alla tematica della Divina Misericordia espresse una relazione nella quale scrisse: Nella suddetta preghiera ci sono degli errori teologici sostanziali: per primo la Divinità del Figlio è la stessa di Dio Padre quindi non può essere offerta al Padre Eterno; per secondo non si può fare offerta e offrire in qualsiasi modo la Divinità; per terzo essa non può essere un’espiazione dei peccati perché la Divinità, e concretamente Dio rimette i peccati, ma non è l’offerta di espiazione; solo nella natura umana il Salvatore è l’espiazione per i nostri peccati.

Tale questione controversa fu chiarita da don prof. Ignacy Różycki, spiegando che il senso della formula: il Corpo e il Sangue, l’anima e la divinità (…) del Signore nostro Gesù Cristo va intesa nella sua totalità; non si può estrapolare dal contesto la sola parola Divinità. Soltanto nel suo contesto – scrive don Różycki – si può trovare (…) la chiave [all’interpretazione appropriata delle parole], come esige la regola fondamentale di qualsiasi ermeneutica Ci si opporrebbe quindi gravemente ai principi dell’interpretazione scientifica, si falsificherebbe brutalmente il senso che voleva dare il Salvatore, e si giungerebbe ad un assurdo teologico se, non considerando il contesto, si spiegasse la parola “Divinità” come “natura divina”, perché è evidente che la natura Divina di Gesù Cristo è identica alla natura del Padre e per questo motivo non Gli può essere offerta.

La formula oggetto della controversia non nacque per la prima volta con il testo della Coroncina alla Divina Misericordia, ma già da molto tempo era utilizzata nella Chiesa nel contesto eucaristico e cristologico. Il contesto eucaristico, il più importante e più solenne – osserva don Różycki – è la definizione dogmatica della presenza eucaristica di Gesù tutto intero, espressa già nel Concilio di Trento, nella quale troviamo questa formula parola per parola. Quindi la definizione “Divinità” non significa la natura Divina comune a tre Persone, ma direttamente, cioè propriamente e strettamente, la persona Divina di Gesù. La stessa formula nel contesto eucaristico si presentò nella preghiera dettata dall’angelo a Fatima nell’anno 1916. Quindi, recitando la Coroncina alla Divina Misericordia offriamo al Padre non solo la Divinità di Gesù, ma tutta la Sua Persona, e cioè sia la Sua Personalità Divina, come tutta l’umanità composta dal corpo, dal sangue e dall’anima.

Però può sorgere una domanda: può tutta la Persona del Figlio di Dio Incarnato essere offerta a Dio? A questa domanda risponde positivamente don I. Różycki, richiamandosi alla Lettera di San Paolo agli Efesini, nel quale si parla del fatto che Cristo svolgendo la Sua missione per primo ha offerto sé stesso per noi, oblazione e sacrificio (Ef 5, 2). Da questo testo di Paolo – scrive don Różycki – non abbiamo altra scelta che confessare che Dio Figlio Incarnato, e cioè sia la sua piena umanità che la Sua Persona Divina, è un’offerta sacrificale. Quindi, quando recitiamo queste parole della Coroncina, ci uniamo all’offerta di Gesù sulla Croce, fatta da Lui per la nostra salvezza. Recitando: il Tuo dilettissimo Figlio ci richiamiamo a quell’Amore che Dio Padre dona a Suo Figlio e in Lui tutti gli uomini. Si usa – scrive don Różycki – il mezzo più forte per essere ascoltati.

Nella Coroncina chiediamo la misericordia per noi e per il mondo intero. Il pronome: noi significa la persona che recita questa preghiera nonché tutti coloro per i quali la persona desidera ed è obbligata a pregare. Invece: il mondo intero sono tutte le persone che vivono nel mondo e le anime che soffrono nel purgatorio. Allora quando recitiamo fedelmente il testo della Coroncina alla Divina Misericordia, nello stesso tempo compiamo un atto di misericordia verso il prossimo, atto che costituisce una delle condizioni per ottenere la misericordia da Dio.

Promesse

A questa preghiera il Signore Gesù legò grandi promesse a condizione di legarla a un’appropriata pratica del culto alla Divina Misericordia e cioè operando con spirito di fiducia verso il Signore Dio e nella misericordia verso il prossimo. Espressione di questa fiducia è la costanza della preghiera; più grande è la fiducia, maggiore è la perseveranza nella recita della Coroncina. Il Signore Gesù disse a Suor Faustina che attraverso questa Coroncina si poteva chiedere tutto, ma non disse che ciò si sarebbe esaudito immediatamente e dopo una sola recita; unica eccezione: la grazia di una buona morte. Suor Faustina nel suo „Diario” descrive le situazioni in cui la sua domanda fu esaudita dopo una sola recita della Coroncina; ad esempio: il quietarsi di una tempesta (D. 1731), e i casi in cui ella recitò questa preghiera per parecchie ore, ad esempio, per domandare l’arrivo della pioggia (D. 1128). Quando pregava per gli agonizzanti, talvolta le bastava recitare la Coroncina una volta sola per impetrare la grazia di una morte felice e tranquilla, mentre altre volte bisognava recitarla molte volte, perché l’anima aveva bisogno di un grande aiuto (D. 1035).

Alla fiduciosa recita della Coroncina alla Divina Misericordia il Signore Gesù legò la promessa di esaudire qualsiasi grazia quando disse: Per la recita di questa Coroncina Mi piace concedere tutto ciò che [gli uomini] Mi chiederanno (D 1541), aggiungendo: se ciò (…) è conforme alla Mia volontà (D. 1731). La volontà di Dio è un’espressione del Suo amore per l’uomo e quindi tutto ciò che non è concorde a esso, che è cattivo oppure dannoso, non può essere donato dal Padre più buono che desidera solamente ed esclusivamente il bene per l’uomo nella prospettiva dell’eternità. In quella promessa generale non si tratta solo di grazie soprannaturali, ma anche di benefici terreni.

Le promesse particolari riguardano l’ora della morte e più precisamente indicano la grazia di una morte felice e tranquilla ovvero in uno stato senza paura e senza terrore. Queste grazie le possono chiedere per sé solo coloro che recitano con fiducia questa Coroncina, ma anche gli agonizzanti vicino ai quali altri pregheranno con la sua forma. Nell’ora della morte difenderò come Mia gloria (…), ogni anima che reciterà questa coroncina – promise il Signore Gesù –oppure altri la reciteranno vicino ad un agonizzante e otterranno per l’agonizzante lo stesso perdono. Quando vicino ad un agonizzante viene recitata questa coroncina, si placa l’ira di Dio e l’imperscrutabile Misericordia avvolge l’anima (D. 811). La grazia di una buona morte ovvero della conversione e della remissione dei peccati, il Signore Gesù la promette dopo la recita anche di una sola Coroncina con spirito volto al culto della Divina Misericordia e quindi con atteggiamento di fiducia verso il Signore Dio (fede, speranza, amore, umiltà e sincero e profondo pentimento per i peccati) e di misericordia verso il prossimo. Anche se si trattasse del peccatore più incallito – disse – se recita questa Coroncina una volta sola, otterrà la grazia della Mia infinita Misericordia (D. 687).

La grandezza delle grazie legate a questa preghiera sono espresse dalle parole di Gesù Cristo pronunciate a Suor Faustina: Con la recita della Coroncina avvicini a Me il genere umano (D. 929). I sacerdoti devono consigliarla ai peccatori come ultima ancora di salvezza (cfr. D. 687).


s. M. Elżbieta Siepak CSBVMM